Confini energetici: come smettere di dare troppo e riportare la tua energia a te.

Jul 21, 2026

Quando la mia energia è tornata a me

Per mesi non mi ero resa conto di quanto fossi lontana da me.

Continuavo a vivere, lavorare, creare, prendermi cura di tutto.

Da fuori sembrava che stessi semplicemente attraversando un periodo intenso: dentro, invece, mi sentivo svuotata.

Oggi mi sveglio e mi sento piena di vita.

Più presente nel corpo.
Più immersa nel piacere.
Più chiara nei miei desideri.
Più disponibile a ciò che vuole nascere attraverso di me.

Ho di nuovo energia per creare, scegliere e muovermi verso direzioni nuove.

Anche il mio lavoro ha ricominciato a fluire, ma il cambiamento più grande non è nei risultati, è nel modo in cui mi sento.

Non mi sembra più di dovermi trascinare dentro le mie giornate. Mi sento piena di me.

E questa pienezza è diventata ancora più evidente dopo la fine della mia relazione.

Non perché la separazione sia stata semplice.

Non perché il dolore sia scomparso da un giorno all’altro.

Ma perché, quando quella relazione si è interrotta, ho iniziato a vedere con chiarezza qualcosa che per mesi non avevo voluto riconoscere:

una parte enorme della mia energia era rimasta lì.

Nel tentativo di sostenere, di comprendere, di salvare.

La relazione non era l’unico motivo della mia stanchezza, ma era uno dei luoghi principali in cui la mia energia continuava a uscire da me.

E quando ho iniziato a richiamarla indietro, il mio corpo, il mio lavoro e la mia direzione hanno ricominciato a cambiare.

Per capire come, però, devo tornare agli ultimi mesi di quella relazione.

Il mio corpo lo sapeva prima di me

Negli ultimi mesi della mia relazione ero stanca.

Avevo spesso male alla schiena e, durante le mestruazioni, sentivo una spossatezza molto forte. Una sensazione insolita per me, perché non ho mai avuto cicli particolarmente dolorosi.

Ma continuavo a trovare spiegazioni all’esterno.

Vivevo tra due città: io a Padova, il mio compagno a Como. C’erano gli spostamenti, il lavoro, mio figlio e tutte le responsabilità quotidiane. Pensavo fosse normale, che avessi semplicemente troppe cose da gestire.

Non avevo ancora compreso che il mio corpo stava cercando di mostrarmi qualcosa che la mia mente non era pronta a vedere:

mi stavo drenando.

E mentre il mio corpo perdeva vitalità, anche il resto della mia vita si stava lentamente spegnendo.

Anche il mio lavoro si era fermato

Il mio progetto era completamente bloccato.

Creavo contenuti che sembravano non arrivare a nessuno. Scrivevo, registravo, cercavo nuove idee, ma tutto rimaneva immobile.

E la parte più difficile non erano i numeri, era che non sentivo più autenticità in ciò che facevo.

Sapevo quale fosse il mio messaggio.
Sapevo cosa desideravo portare alle donne.
Sapevo che il mio lavoro aveva bisogno della mia anima e della mia energia creativa.

Ma quella forza non riuscivo più a sentirla.

Continuavo a cercare la soluzione fuori di me: una nuova strategia, un contenuto migliore, un altro modo di comunicare.

Eppure il problema non era che non sapessi cosa fare.

Non avevo più energia disponibile per farlo. La mia energia era impegnata altrove.

Stavo cercando di salvare la persona che amavo

Durante quella relazione davo, per scelta, moltissimo.

Ero diventata così abituata a dare che non mi rendevo più conto di quanto poco rimanesse dentro di me.

Con il mio compagno sentivo di dover sostenere, comprendere e, in qualche modo, salvare.

Volevo indicargli una direzione.
Volevo che riconoscesse il proprio potenziale.

Credevo che questa fosse una forma d’amore.

Ma mentre cercavo di restituire potere a lui, stavo delegando il mio.

E c’era una verità ancora più scomoda:

cercando di salvarlo, non permettevo neppure a lui di vivere pienamente il proprio percorso.

Perché quando ci sostituiamo a qualcuno, anche con le migliori intenzioni, gli togliamo la possibilità di incontrare le proprie responsabilità e il proprio potere.

 La fine che ha riaperto la mia direzione

Poi la relazione è finita.

È successo improvvisamente, poco prima che partissi per Maiorca, l’isola che da tempo sento come il luogo del mio cuore.

La separazione è stata dolorosa. C’erano cinque anni di vita insieme, l’amore, le abitudini, i progetti e tutto ciò che avevamo condiviso.

Non voglio raccontare quella fine come una liberazione, perché non lo è stata.

Ho provato dolore, ho attraversato la perdita, ho sentito il vuoto.

Eppure, dentro quel dolore, ha iniziato a emergere anche qualcos’altro: una determinazione potentissima.

Sentivo una voce dentro di me che diceva:

Questo è il mio progetto.
Questa è la mia direzione.
Questo è ciò che porto avanti.
Non importa ancora come.

Era come se una parte di me, rimasta silenziosa per mesi, avesse finalmente ricominciato a respirare.

La sofferenza era ancora presente.

Ma insieme alla sofferenza sentivo una quantità enorme di energia tornare verso di me.

La Salvatrice, il Capro espiatorio e la Madre che dà troppo

Nei mesi precedenti avevo attraversato la formazione in Womb Awakening, un percorso di lavoro e guarigione del grembo.

Tra le pratiche c’era quella sui confini sacri.

All’inizio non comprendevo fino in fondo quanto la mia energia fosse coinvolta nelle dinamiche degli altri.

Nel lavoro sui confini del grembo vengono descritti tre schemi profondi: la Salvatrice femminile, che prende dentro di sé la sofferenza altrui; il Capro espiatorio, che riceve le proiezioni negative degli altri; e la Madre che dà troppo, che nutre gli altri con la propria energia personale.

Io mi riconoscevo soprattutto nella Salvatrice e nella Madre che dà troppo.

Ma conoscere anche il Capro espiatorio è fondamentale, perché non sempre siamo noi a consegnare volontariamente la nostra energia.

A volte sono gli altri a depositare dentro di noi ciò che non riescono a guardare.

La Salvatrice femminile

La Salvatrice è la parte di noi che crede di dover prendere dentro di sé il dolore, le ferite e le emozioni irrisolte degli altri nel tentativo di guarirli o salvarli.

Non si limita a essere presente. Assorbe.

Prende su di sé ciò che l’altro non riesce ancora ad attraversare.

Si chiede continuamente:

Come posso aiutarlo?
Come posso farlo stare meglio?
Come posso liberarlo da ciò che sta vivendo?

Nel Womb Awakening questo schema viene rappresentato come un vortice che richiama l’energia dall’esterno verso il centro del grembo.

Più il nostro campo si estende verso gli altri, più rischiamo di prendere dentro di noi ciò che non ci appartiene.

Ma non possiamo trasformare l’esperienza di un’altra persona al suo posto.

Possiamo accompagnarla. Possiamo amarla. Possiamo offrirle uno spazio di ascolto.

Ma il dolore che le appartiene deve essere attraversato da lei.

Quando tentiamo di farlo al suo posto, il risultato può essere stanchezza, sovraccarico e confusione tra ciò che è nostro e ciò che stiamo portando per qualcun altro.

Guarire questo schema significa invertire quella direzione:

Smettere di richiamare dentro di noi il dolore altrui e permettere alla luce e all’energia del grembo di tornare a nutrire il nostro corpo, la nostra forza e la nostra vita.

"Sono abbastanza anche senza salvare gli altri.
Ho diritto al mio spazio e alla mia chiarezza emotiva."

Il Capro espiatorio

Il Capro espiatorio vive una dinamica diversa.

In questo caso non siamo noi a prendere volontariamente il dolore degli altri.

Sono gli altri a proiettare su di noi ciò che non riescono a riconoscere dentro di sé.

La loro rabbia.
La loro vergogna.
La loro frustrazione.
Le loro ferite irrisolte.

Diventiamo il luogo sul quale vengono accumulati i problemi di una relazione, di una famiglia o di un gruppo.

Quella che è sempre troppo sensibile.

Quella che crea tensione.

Quella che dovrebbe cambiare affinché tutti gli altri possano stare bene.

Nelle dinamiche familiari può accadere che una figlia venga identificata come la causa della sofferenza collettiva.

Se parla, è problematica.
Se si difende, è aggressiva.
Se mette un confine, è egoista.
Se soffre, è troppo fragile.

A lungo andare può iniziare a credere davvero di essere lei il problema.

Può sviluppare un senso profondo di colpa e vergogna, sentirsi insicura nelle relazioni e continuare ad accogliere nuove accuse e proiezioni anche nella vita adulta.

Il Capro espiatorio è il contenitore delle emozioni e delle proiezioni non elaborate degli altri: la differenza rispetto alla Salvatrice è che questa energia non viene richiamata volontariamente, ma viene proiettata dentro di lei.

E così utilizza un’enorme quantità di energia nel tentativo di spiegarsi, di difendersi, di dimostrare di non essere ciò che gli altri vedono in lei.

Guarire questo schema significa riconoscere che non tutto ciò che ci viene attribuito ci appartiene.

Non ogni accusa è una verità. Non ogni reazione dell’altro è una nostra responsabilità.

Significa creare distanza e confini chiari con chi continua a colpevolizzarci, liberarci dalle proiezioni ricevute e smettere di accettare il ruolo della persona sulla quale tutto viene scaricato.

"Non sono responsabile del dolore che gli altri non vogliono guardare.
Non accetto più di essere il contenitore delle loro proiezioni."

La Madre che dà troppo

La Madre che dà troppo vive ancora un altro movimento.

Non prende dentro di sé l’energia degli altri, dona continuamente la propria.

Nutre.
Sostiene.
Provvede.
Contiene.
Si prende cura.

Questa dinamica può nascere da una grande capacità di amore, compassione e accudimento che, senza confini chiari, si trasforma in una responsabilità eccessiva verso chi ci sta vicino.

Cominciamo a percepire gli altri come incapaci di sostenersi, diventiamo il pilastro della famiglia o della relazione.

Ci sentiamo responsabili del loro benessere emotivo, materiale o mentale.

E mentre continuiamo a nutrire tutti, rimaniamo senza spazio, cura e nutrimento per noi stesse.

Nel cuore di questo schema esiste una confusione fondamentale tra amore ed energia personale.

L’amore può circolare liberamente.

Ma la nostra energia personale serve a sostenere il corpo, la vitalità, il piacere, la sessualità, la creatività e la direzione della nostra vita.

Quando doniamo continuamente quella forza per riempire il vuoto degli altri, il nostro centro si svuota.

Il punto non è smettere di amare, è smettere di usare la propria forza vitale come combustibile per la vita degli altri.

Perché quella stessa energia serve a creare la nostra.

"Non sono responsabile del benessere di tutti.
Le persone che amo possiedono il proprio potere.
Ho diritto alla mia gioia, alla mia vitalità e alla mia energia."

Il grembo come spazio sacro

Il grembo non è solo un organo fisico.

È anche uno spazio simbolico ed energetico connesso alla vitalità, alla creatività, al piacere, alla direzione e al potere personale.

È il luogo interiore dal quale nasce un senso chiaro di:

Io sono.
Questo è il mio spazio.
Questa è la mia energia.
Questo è ciò che scelgo di accogliere.

Quando i confini sono fragili, questo spazio diventa permeabile.

Entrano le emozioni degli altri.
Le loro richieste.
I loro problemi.
Le loro aspettative.
Le loro proiezioni.

E contemporaneamente la nostra energia continua a uscire.

Il grembo è un tempio sacro che, quando è integro, sostiene amore per sé, piacere, potere creativo e confini chiari.

Un tempio non è un luogo chiuso, ma possiede una soglia:

Non tutto entra.
Non tutti possono restare.
Non ogni bisogno diventa una responsabilità.
Non ogni accusa deve diventare una verità.

Riportare la mia energia a casa

Dopo la fine della relazione ho fatto una pratica di disentanglement.

Un lavoro di separazione energetica attraverso il quale ho iniziato a riconoscere ciò che apparteneva a me e ciò che avevo portato per il mio ex compagno.

Non significava cancellare l’amore.

Significava interrompere l’intreccio.

Restituire a lui il suo percorso.
Riprendere il mio.
Lasciare a lui il suo potere.
Richiamare dentro di me la mia energia.

Ho ripetuto anche la pratica dei confini e le cose hanno iniziato a cambiare.

Sono cambiati i risultati dei miei contenuti.
Sono aumentate le richieste per i percorsi individuali.
La mia comunicazione è diventata più chiara.
Le parole hanno ricominciato ad avere forza e autenticità.

Ma io non ero diventata improvvisamente un’altra donna, avevo semplicemente smesso di vivere con la mia energia fuori da me.

Quella forza era sempre stata presente.

Era la stessa energia con cui avevo cercato di sostenere, nutrire, comprendere e salvare.

Quando ha smesso di dirigersi continuamente verso l’esterno, è tornata disponibile per la mia vita.

Oggi la sto usando per creare ciò che desidero.

Per aprirmi a nuove direzioni.
Per portare avanti il mio progetto.
Per costruire una vita che sento davvero mia.

Mi sento più immersa nel piacere, più presente nel corpo, più disponibile a lasciarmi attraversare dalla vita.

 Il lavoro che porto nei percorsi individuali

Questo è uno dei temi che attraversiamo nei miei percorsi individuali.

Non lavoriamo soltanto sui confini.

Attraverso il Womb Awakening tocchiamo il rapporto con il grembo, il sistema nervoso, il piacere, la forza vitale, gli archetipi femminili, le relazioni e il potere personale.

È un lavoro che parte dal corpo, non soltanto dalla mente.

Perché puoi comprendere razionalmente che è arrivato il momento di scegliere te stessa.

Ma finché il tuo corpo associa l’amore al sacrificio, continuerai a dare anche quando sei vuota.

Se anche tu senti di aver lasciato parti della tua energia nelle relazioni, nelle responsabilità o nel tentativo di sostenere tutti, questo lavoro può aiutarti a riportarla a te.

A ritrovare il tuo spazio.
La tua vitalità.
Il tuo piacere.
La tua direzione.

Nei percorsi individuali lavoriamo in modo profondo e personalizzato su ciò che oggi ti impedisce di sentirti pienamente dentro la tua vita.

Scopri i miei percorsi individuali

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